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Monday, January 9, 2012

Updated: Sergio Marchionne News Conference From The Detroit Auto Show

2013 Dodge Dart side view

I've updated this post with the translation of Marchionne's Italian Media interview.*

Watch the Live Broadcast Media Session below with Chrysler Group LLC Chairman and CEO Sergio Marchionne from the North American International Auto Show in Detroit.



Click on the run button to watch the replay.

*At the end of the conference, Marchionne was interviewed by the Italian Press. Here is the rough (really rough) translation plus the actual text in Italian. Maybe our Italian speaking friends can proof read the translation to correct inaccuracies. Thanks!
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If Sergio Marchionne appears extraordinarily content and serene in front of reporters at the Detroit Motor Show, It will be because of the results (in 2011 the Chrysler has increased its sales by 26% in a market that grew by 10) ,and because the recovery is already a reality: (In the US) "There is always a great willingness to change," says Marchionne "it is something that is part of the American DNA. Only three or four years ago in this same room breathed the smell of death, Detroit seemed doomed to an inevitable end. In four years it has been able to recover: we are back now to open new factories. In Italy, however we feel that this cannot be done, that one cannot change, and so you do not go anywhere. "


Do you think Chrysler can still grow in 2012?
"The goal is to climb to 2 million 400 thousand units, compared with 2 of this year. Technically it is possible to further increase our market share, because we enter the Dodge Dart into a segment where we were not competitive. But for us, the real game opens in 2013, the Jeep Liberty that comes in a huge segment where we are weak, the heir of the Chrysler 200, and a bunch of other models. "

And the Gulia?
"She's still alive, the style is in the embryonic condition. We hope to do it for 2013."

The Dart will arrive in Europe?
"If it does, It will not come from here (USA)."

It means that will be imported from China in Italy?
"That's right."

To replace the Bravo?
"It's actually a lot bigger than the Bravo, which is closer to C than to D-segment."

Here in America we talk a lot about the fiasco of the 500 ...
"Do you want me to say I was wrong? It's true, I was wrong, 50,000 cars in that category is an impossible goal in this market. This year, we should be able to sell between 25 and 35 thousand units. But is not the only thing that I made ​​a mistake, mistakes I've made ​​many. "

Even the famous prediction of the six million units in 2014?
"That's an expected three years ago. At that time, someone would have said that Europe would have been in these conditions , with more than one state at risk to default? It is clear that, in Europe if things go on like this, Fiat will miss 400-500 thousand units: maybe I can salvage something from Brazil, which grows more than expected ... I mean, in the end there will (not) be 6 million but 5.7, but this does not change the substance of the matter: we need a critical mass to share development costs. And in Europe, apart from the Volkswagen, which has more than 20% of the market, no one has the numbers to do so. For this I remain convinced that the consolidation process is not concluded.

So it's true that Fiat is looking for another partner for Asia ...
"I do not care from where. The important thing is to find someone to develop other efficiencies. Sharing architectures and development costs, which are enormous. "

But the production in Italy ...
"For eight years I tried to convince a German manufacturer, do not say that, to make machines to come with us in Italy: Always laughing . And if in Turin will produce a Jeep , it's because we came here, because we have entered in Chrysler. Otherwise we would not have ever made. "

Nell ' interview yesterday at the Detroit Free Press , she said it would fold in 2015. And then, what will you do?
"I could be a journalist ... Seriously, what's my succession is a serious problem: do not forget that before I arrived, Fiat had changed five CEOs in 24 months. Things that today no one can afford. "

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Below is the interview in Italian:

È un Marchionne straordinariamente decontratto e sereno, quello che si presenta davanti ai giornalisti al Salone di Detroit. Sarà per via dei risultati (nel 2011 la Chrysler ha aumentato le vendite del 26% su un mercato che è cresciuto del 10), sarà perché qui la ripresa è già una realtà: "Qui c'è sempre una grande disponibilità a cambiare" dice Marchionne "è una cosa che fa parte del Dna americano. Solo tre-quattro anni fa, in questo stesso salone si respirava odore di morte, con tutta Detroit che sembrava destinata a una fine inevitabile. In quattro anni ha saputo risollevarsi: oggi siamo tornati ad assumere, ad aprire nuove fabbriche. In Italia invece ci si sente sempre dire che questo non si può fare, quell'altro non si può cambiare, e così non si va da nessuna parte".

Pensa che Chrysler possa crescere ancora nel 2012?
"L'obiettivo è di salire a 2 milioni e 400 mila unità, contro i 2 di quest'anno. Tecnicamente è possibile aumentare ancora la nostra quota di mercato, perché con la Dodge Dart entriamo in un segmento dove non eravamo competitivi. Comunque per noi la vera partita si apre nel 2013, con la Jeep Liberty che entra in un segmento enorme dove siamo deboli, con l'erede della Chrysler 200, con un mucchio di altri modelli".

E la Giulia?
"È ancora viva, in condizione embrionale per lo stile. Dovrebbe partire, speriamo di farcela per il 2013".

La Dart arriverà anche in Europa?
"Se verrà, non arriverà da qui".

Vuol dire che verrà importata dalla Cina in Italia?
"È così".

Per sostituire la Bravo?
"In realtà è parecchio più grande della Bravo, più vicina al segmento D che al C".

Qui in America si parla molto anche del fiasco della 500...
"Volete che vi dica che ho sbagliato? È vero, ho sbagliato, 50 mila vetture di quella categoria sono un obiettivo impossibile su questo mercato. Quest'anno dovremmo riuscire a venderne fra le 25 e le 35 mila unità. Ma non è certo l'unica cosa che ho sbagliato, di errori ne ho fatti tanti".

Anche la famosa previsione dei sei milioni di unità nel 2014?
"Quella è una previsione di tre anni fa. A quei tempi, qualcuno avrebbe detto che l'Europa si sarebbe trovata in queste condizioni, con più di uno stato a rischio default? È chiaro che, se in Europa le cose vanno avanti così, alla Fiat vengono a mancare 400-500 mila macchine: magari posso recuperare qualcosa dal Brasile, che cresce più del previsto... Insomma, alla fine non saranno 6 milioni ma 5,7, ma questo non cambia la sostanza della questione: occorre fare massa critica, per condividere le spese di sviluppo. E in Europa, a parte la Volkswagen che ha più del 20% del mercato, nessuno ha i numeri per farlo. Per questo resto convinto che il processo di consolidamento non sia concluso.

Dunque è vero che è in cerca di un altro partner, per l'Asia...
"Non mi interessa di che colore sia e da dove venga: l'importante è trovare qualcuno con cui sviluppare altri livelli di efficienza. Condividendo le architetture e i costi di sviluppo, che sono enormi".

Ma la produzione in Italia...
"Per otto anni ho provato a convincere un costruttore tedesco, non dico quale, a venire a fare macchine assieme a noi in Italia: ridevano sempre. E se a Torino produrremo una Jeep, è perché siamo venuti qui, perché siamo entrati in Chrysler. Altrimenti non l'avremmo mai fatta".

Nell'intervista rilasciata ieri al Detroit Free Press, lei ha detto che potrebbe passare la mano nel 2015. E poi, cosa farà?
"Potrei fare il giornalista... Scherzi a parte, quello della mia successione è un problema serio: non dimentichiamoci che prima del mio arrivo la Fiat aveva cambiato cinque amministratori delegati in 24 mesi. Cose che oggi nessuno può più permettersi".


Da Detroit, Massimo Nascimbene
Quattroruote

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